Las Fallas – Patrimonio Immateriale dell’umanità

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In questi ultimi giorni qui a Valencia non si fa altro che parlare della grande vittoria di Valencia e della sua festa: Las Fallas.

L’anno scorso (durante la mia prima Fallas) è stato richiesto all’Unesco di riconoscere Las Fallas come patrimonio dell’umanità. Ed eccoci qua. Per quanto mi riguarda, è festa grande, perché io amo, adoro, stravedo per questa festa che lo scorso marzo mi ha lasciato semplicemente incantata.

Per chi non lo sapesse Las Fallas sono la festa per eccellenza di Valencia, una festa che “ufficialmente” dura 5 giorni (dal 15 al 19 Marzo, giorno di San Giuseppe) ma che in realtà inizia l’ultima Domenica di Febbraio, con la proclamazione dell’inizio delle Fallas.

Della storia de Las Fallas parlerò in un altro momento; per ora mi limiterò a darvi un’idea generale.

Immaginatevi tutta una città in festa. Immaginatevi non una piazza, ma tutti i vicoli, ogni spazio, ogni antro, ogni crucivia, in festa.

Immaginatevi statue alte come palazzi (appunto, las Fallas) che vengono costruite da artisti assoldati dai Casals Falleros (un po’ come le contrade di Siena) e che lavorano per 360 giorni per creare queste opere d’arte. Opere che rappresentano qualunque tema, dalla politica, alla giustizia sociale, all’amore, alla musica, ai cartoni animati. Tutto può essere una Falla.

Immaginatevi queste state giganti incastonate in ogni dove, strette tra i palazzi, in mezzo alle vie, nel centro delle piazze. Decine e decine.

Poi immaginatevi centinaia di centinaia di Falleros (donne e uomini) che vestiti in abiti tradizionali (vere opere d’arte fatte a mano) sfilano per le vie. Immaginatevi decine e decine di bande musicali.

Immaginatevi dei fuochi d’artificio di giorno (come gli stranieri più scettici chiamano la Mascletà) che in realtà sono esplosioni in pieno giorno di Kg e Kg di polvere pirica che viene esplosa nel mezzo di Piazza del Ayuntamento o del Rio creando una musica che ti traspassa il cuore e ti blocca il respiro.

Immaginatevi i fuochi d’artificio. Immaginatevi palchi montati in ogni dove e migliaia di persone che ballano per strada fino alle sei del mattino (Le verbene).

Immaginatevi la struttura in legno di una madonna (alta sempre come un palazzo), di cui si vede solo il volto e il cui mantello viene creato manualmente con fiori freschi durante due giorni in cui tutti i Falleros fanno la Ofrenda de Flores, portando appunto fiori come dono alla Vergine. 48 ore di processione.

Immaginatevi odore di Churros e Buñuelos, mescolati alla polvere pirica.

Immaginatevi petardi sparati 24 ore al giorno in ogni dove, da bambini, uomini, donne e anziani. Immaginatevi migliaia di migliaia di migliaia di persone che invadono una città.

Immaginatevi le illuminarie (e qui, c’è da dire, vincono sempre le aziende pugliesi) che offrono ogni sera uno spettacolo incredibile di accensione a ritmo di musica.

E poi immaginatevi che la notte del 19 Marzo tutte le Fallas (tranne una), dopo la proclamazione delle vincitrici, vengano BRUCIATE (La Cremà). Tutte. Insieme. Prima le più piccole. Poi le più grandi. Poi quella di plaza del Ayuntamento. Valencia in fiamme. E all’alba, solo cumuli fumanti, residui di acciaio, odore di polvere pirica.

Il nulla. La morte. Le lacrime. Il fuoco che purifica. Perché la festa è finita. Perché tutto finisce, prima o poi. Poi un pensiero. Da domani si ricomincia a creare. Fra 360 giorni sarà di nuovo festa. Di nuovo colori, magia, allegria. E allora torna il sorriso.

Perché la vita è un ciclo. Perenne.

Queste sono Las Fallas, patrimonio immateriale dell’umanità.

Per vedere il video ufficiale de Las Fallas clicca QUI.

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